Mamma che caldo, ci vorrebbe proprio…

A sentire Evo Morales, Presidente boliviano, che tuona contro la Cocacola verrebbe da pensare che qualcuno abbia davvero esagerato giocando con il piccolo chimico.
Che la bevanda più venduta al mondo, contenente tra le altre primizie acido fosforico, non sia propriamente “salutare” è assodato. Qualunque nutrizionista, medico o ricercatore in campo alimentare vi dirà che l’assunzione continua di questo tipo di bevande provoca danni ai reni, allo stomaco, alle ossa e ai denti, a causa della sua forte acidità che modifica il ph naturale del sangue nel corpo umano. Altri ricercatori si spingono più in là affermando che la bibita più amata al mondo determini assuefazione a causa dalla caffeina e degli zuccheri presenti nel prodotto e nel caso delle varianti light, contenenti aspartame, generi danni al cervello soprattutto nei bambini e nei feti delle donne che l’assumono in gravidanza.
Ora però alte cariche istituzionali di Paesi storicamente impegnati nella coltivazione della pianta della cocaina, affermano apertamente che la multinazionale di Atlanta è uno dei più grossi importatori al mondo di coca (in foglie) che verrebbero utilizzate, tolte le sostanze alcaloidi, per produrre la gustosa bevanda. Per inciso, bisogna dire che Evo Morales le foglie di coca le mastica normalmente durante le riunioni alle Nazioni Unite, i maligni dicono lo faccia per digerire l’arroganza e l’intransigenza di certi Paesi del blocco “capitalista”, che condizionano pesantemente lo sviluppo economico dell’America Latina. Dovremmo anche aggiungere che mentre lui la “rumina” molti altri suoi colleghi la tirano su dal naso sotto forma di polverina bianca. Chi rammenta il nostrano polverone suscitato dalle risultanze delle analisi sugli scarichi della fogna del “Parlamento italiano” che avevano certificato la presenza nei reflui di alte concentrazioni di cocaina?
Probabilmente però la sparata di questi giorni del Presidente boliviano è una sorta di reazione al perbenismo ipocrita di chi di si indigna per le anonime bevande “indigene”, a base di foglie di coca, prodotte e vendute legalmente nel suo Paese, e fa finta di non vedere che famosi prodotti del tutto equivalenti circolano liberamente nel mondo sotto il cappello protettivo di una pseudo formula segreta, alimentando un “traffico” tutt’altro che legale.
Morales in verità non è l’unico ad associare la nota bibita alla coca; anche Nils Ericsson, presidente peruviano della Commissione nazionale per lo sviluppo e la vita senza droghe [Devida], nel 2004 scrisse che la Coca Cola comprava dal Perù 115 tonnellate di foglia di coca all’anno e dalla Bolivia 105 tonnellate con le quali produceva 500 milioni di bottiglie di bibite al giorno. Ovviamente le affermazioni dei due, rigettate immediatamente dalla casa madre di Atlanta, sono corredate da una serie di evidenze, ma sappiamo bene che nel duro mondo del business bisogna essere capaci di schivare qualche pallottola vagante se si vuole sopravvivere, e Coca cola è maestra nell’arte del volare basso schivando i sassi quando è necessario.
La storia in realtà è vecchia, sembra infatti che la Coca-Cola derivi il suo leggendario nome da due piante, la Coca Boliviana e la Cola Acuminata, di cui conterrebbe le essenze. La Coca-Cola dovrebbe quindi contenere gli estratti di Cola, ricchissimi di caffeina, e gli estratti di Coca, il cui principio attivo e’ la nota sostanza stupefacente. Alcuni definiscono tali “assonanze” pura leggenda, ma non va dimenticato che nel 1886, data in cui nacque la nota bevanda e prima che la “coca” fosse assunta ai disonori della cronaca come pericoloso stupefacente, sulle locandine che pubblicizzavano la Coca-Cola si poteva leggere: ”This “Intellectual Beverage” and Temperance Drink contains the valuable Tonic and Nerve Stimulant properties of the Coca plant and Cola (or Kola) nuts, and makes not only a delicious, exhilarating, refreshing and invigorating Beverage, (dispensed from the soda water fountain or in other corbonated beverages), but a valuable Brain Tonic, and a cure for all nervous affections – SICK, HEAD-ACHE, NEURALGIA, HYSTERIA, MERLANCHOLY.” … praticamente era considerata una medicina.
In fondo l’idea che abbiamo di questo prodotto/azienda è quella che scaturisce dall’immaginario collettivo plasmato nelle varie pubblicità televisive che hanno sempre accompagnato le transizioni e i momenti importanti del nostro vivere: i Natali, l’arrivo di ogni nuova estate, i grandi eventi sportivi, sono tutti sottolineati da favolose sequenze di immagini e splendide musiche che esaltano la dissetante bevanda racchiusa nella sinuosa bottiglia di vetro.
Se pensate che stia esagerando potete riflettere sul fatto che Santa Claus, fino al 1931 aveva sempre indossato un vestito verde e bianco per portare i doni ai bambini di tutto il mondo sulla sua magica slitta trainata dalle renne e fu proprio la Coca cola a “spingere” per la modifica del colore del suo abbigliamento da lavoro al fine di avvicinare maggiormente l’immagine del buon vecchietto alla rossa lattina e incrementare le vendite di cola nel periodo natalizio.
Nonostante il messaggio fresco, frizzante e gioioso che passa alla tv e sui giornali però, The Coca-Cola Company resta una delle peggiori multinazionali che abbiano operato in questi ultimi decenni sulla faccia del Pianeta Terra.
Elencare tutti i misfatti di questa compagnia di ventura sarebbe lungo e tedioso, dal prosciugamento delle falde acquifere dove installa i suoi stablimenti, all’inquinamento ambientale con metalli pesanti, dallo sfruttamento del lavoro minorile all’intimidazione delle associazioni sindacali, passando per violazioni della legge sulla concorrenza, accuse di violenze e di omicidio, condanne per abuso di posizione dominante, ricatti ai danni di singoli dipendenti, pubblicità ingannevole etc. etc…
C’è n’è per tutti i gusti, nel vero senso della parola: The Coca-Cola Company infatti distribuisce numerosi marchi. In Italia commercializza le bevande gassate Coca-cola, Coca-cola senza caffeina, Coca-cola light, Coca-cola zero, Fanta, Sprite, Kinley, burn, le bevande non gassate Amita, Aquarius, Fruit Cooler, Nestea, Powerade, illy issimo e le acque minerali Lilia, Lilia frizzante, Sveva, Toka, Solaria, Vivien.
Forse alle bibite della The Coca cola Company si può anche rinunciare.
G.Barile.
… un bicchiere di acqua fresca (del rubinetto).

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