Emergency,… missione compiuta!

Non mi riferisco alla liberazione di Marco Garatti, Matteo Pagani e Matteo Dell’Aira, ma alla chiusura dell’ospedale di Lashkar-gah. Ad un mese dall’arresto dei tre operatori umanitari, definiti da alcuni dei nostri governanti delle “possibili mele marce”, la struttura è chiusa e nessuno è in grado di sapere se e quando potrà essere riaperta.

Sarà contento quel tal Nicolae Luttwak, economista d’assalto statunitense, che nella settimana successiva all’arresto dei tre italiani inveiva contro Gino Strada lamentando che Emergency e le altre organizzazioni non governative umanitarie, “in odore di santità”, che operano negli scenari di guerra rallentano le operazioni militari perchè aiutano il nemico a rialzarsi curando i soldati feriti e distribuendo cibo alla popolazione coinvolta nel conflitto.
Si lamentava, il caro Luttwak, delle ONG che in Somalia pagavano i ribelli per avere il permesso di distribuire cibo ai civili ridotti alla fame dalla guerra civile, consentendo alle milizie di acquistare armi, ma si è dimenticato di ricordare che anche l’esercito italiano di stanza a Surobi ha pagato le tangenti fino a luglio del 2008 per non essere attaccato dai Talebani, stessa storia in Libano nel 1982 e in Iraq a Nassirya nel 2003. Povero Nicolae, dalla lingua biforcuta, e la memoria selettiva…

Sarà contento anche il Ministro della difesa Ignazio La Russa che, negli stessi giorni, accusava Emergency di non onorare il lavoro svolto dai nostri soldati in quel paese e difendeva l’operato del contingente italiano AISAF ribadendo che essere in guerra in afghanistan è: “un modo per tenere lontano il terrorismo dalle nostre case, dalle nostre città, dalle nostre famiglie, dal mondo libero.” Mi chiedo spesso se l’Ignazio lo paghiamo in base al numero di “c…..e” che spara o se facciano un forfet trimestrale, comunque a nostre spese.
I Talebani non hanno niente a che vedere col terrorismo internazionale, gli interessa solo il loro Paese e non costituiscono un pericolo per l’Occidente:”I Talebani sono un gruppo indigeno, ben radicato fra la popolazione, che aspira a conquistare pezzi di territorio ed eventualmente a governare il Paese ma non ambisce ad attaccare l’America”, questa la dichiarazione di Joe Biden Vicepresidente degli Stati Uniti che, detto per inciso, non è ne simpatico, ne pacifista.

Smettiamola quindi di prenderci in giro illudendoci di assolvere ad un compito superiore con il nostro bighellonare in giro per il mondo armati di mitragliette da spalla e munizioni all’uranio impoverito spacciandoci per benefattori. Smettiamola anche di credere a tutte le stupidaggini che  raccontano i nostri politici e che ci beviamo come beoti. Pieni di timore, per rischi inesistenti, raggomitolati sul nostro divanetto con le unghie tra i denti, davanti a una televisione falsa, mentre supplichiamo di lasciarci in pace stringendo il nostro tostapane e la moka del caffè. Quanto misero e meschino può diventare il nostro piccolo mondo avanti di questo passo? Non è con la paura che si combattono i terroristi ammesso di riuscire a capire chi sono tutti i “terroristi”.
O vogliamo fare anche noi come il Luttwak e dimenticare le immagini dei bambini deformi nati in afghanistan e in Iraq dopo l’intervento militare dell’Occidente con le armi debolmente radioattive ma “in odore di santità”? Vogliamo davvero ignorare l’invito che circola in segreto tra le giovani spose di Basra nel quale i dottori consigliano di non restare incinta per i prossimi 25 anni? A Falluja invece è ufficiale, le donne sono pubblicamente avvertite di evitare gravidanze.
Vogliamo dimenticarci anche delle stragi di civili in afghanistan in seguito alle quali viene impedito alle ambulanze di recarsi sul posto per prestare soccorso ai feriti moltissimi dei quali bambini? Vogliamo ignorare le storie raccontate da Matteo Dell’Aira, uno dei tre arrestati?

…“Akter Mohammed – scrive l’operatore umanitario- è arrivato con il padre. Un proiettile gli ha passato la testa da parte a parte, ora lo stanno operando. Il padre urlava e si batteva il petto. Akter era a casa sua. La sua curiosità l’ha spinto alla finestra per vedere cosa stava succedendo fuori: tutti quei rumori di blindati e colpi di fucile.

…Qualche portatore malato di pace e democrazia ha visto una sagoma e ha sparato. Poi sono entrati in casa, urlando. In un angolo hanno visto il risultato del proiettile contro quella sagoma: un bambino di 9 anni. Appena l’hanno visto a terra ferito e spaventato, se ne sono andati. Che schifo!».

…Khudainazar, 11 anni, «ha la faccia sveglia. Era fuori casa, a Nadalì: era andato a riempire le taniche di acqua. È arrivato all’ospedale con una ferita da proiettile entrato nell’inguine sinistro ed uscito dal gluteo destro. Proiettile sparato da ‘stranieri vestiti da guerrà».

…«Ali Mohamemed, 13 anni – continua Dell’Aira – è un bel ragazzino in carne, uno dei pochissimi qui in Afghanistan. Era fuori da casa, a Marjah, e stava aiutando il nonno a rientrare a casa; non ha sentito arrivare il proiettile ma ha sentito una fitta di dolore fortissimo alla spalla sinistra, per fortuna il polmone non è stato trapassato. Il nonno gli ha coperto la ferita con una pezza e lì è rimasto per quattro giorni prima di arrivare da noi».

…«Gulalay ha 12 anni, ha una bellissima treccia di capelli scuri scuri e due occhi chiarissimi. Si trovava nel villaggio di Dilaram, davanti a casa. Ha sentito i rumori della guerra avvicinarsi, ha visto il fratellino più piccolo che si stava allontanando troppo. Si è precipitata da lui, lo ha preso in braccio ed è corsa verso casa. Appena entrata, ha sentito una fitta di dolore e un intenso bruciore al fianco destro. Allora la mamma ha visto un buco nei vestiti, del sangue. Girandola ne ha visto un altro di buco, nella schiena, e ancora sangue. Il padre l’ha carica in macchina, ha fatto pochi metri ma è stato fermato. ‘Non si può passare, ormai è tardì, gli dicono degli stranieri. Così la riporta in casa, ascoltando i suoi lamenti per tutta la notte. Il giorno dopo riescono finalmente a partire. Gulalay è arrivata da noi nel primo pomeriggio, dopo quasi 24 ore dal colpo. È stata operata subito. Ora sta bene ma non ha nessuna voglia di sorridere».

Dobbiamo anche fingere di non sapere dell’abitudine criminale della polizia afghana di occupazione di ricattare la gente, estorcendo soldi sotto la minaccia fattuale di rapire e violentare i bambini?
O degli efferati episodi di violenza carnale sulle donne da parte dei soldati americani a Bagram, a Kabul e a jalalabad o nella provincia del Badakhshan, dove soldati americani, gli stessi divenuti famosi per le violenze sui detenuti in Iraq, hanno preso diverse donne cui hanno estratto  i denti per fare sesso orale?
Vuoi che dimentichiamo anche chi produce e distribuisce con le cluster bombs quei giocattolini esplosivi dai colori sgargianti che vengono disseminati in giro per il mondo tanto efficaci nel polverizzare gambine e braccini e che sono diventati la prima causa al mondo di asimmetria nei bambini?

Cosa vuoi che facciamo Luttwak, ci giriamo dall’altra parte e lasciamo fare? Effetti collaterali indesiderati? …Impiccati, testa di c…o!

Noo…, a te non frega nulla di tutto questo, e nemmeno del fatto che se ne parli. La cosa importante è che al mondo, all’intelligenza sopita delle persone, sfuggano le “relazioni”…

Eccola, una bella “relazione” tutta per te, caro il mio stratega dell’informazione: gasdotto (TAPI) Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India

tapi-pipeline

Luttwak, guarda bene la figura sopra e indovina un po’ dove si trova l’ospedale chiuso di Emercency?

G.Barile.

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